Spermatozoi e uovoLa parola virus deriva dalla parola latina virus che, secondo Wikipedia, significa veleno o tossina. I virus sono entità biologiche parassite molto piccole con ordine di grandezza di qualche nanometro. Ma virus, a mio avviso, può derivare anche dalla parola latina vir che in latino significa uomo, maschio. Si sa che il maschio produce gli spermatozoi che contengono codice genetico, il cui compito è quello di fecondare, termine elegante per non dire "infettare", "contagiare" l'ovulo femminile che fa da ospite, penetrare al suo interno, rilasciare, come un qualsiasi virus, il DNA e l'RNA, per replicarsi e per dare origine ad un essere vivente, termine elegante per non dire "parassita" che cresce e si sviluppa all'interno del corpo femminile per poi essere espulso quando maturo, se tutto va bene.

Il guaio è che il maschio, cioè il VIR è così coglione che rivendica la Proprietà Privata del "parassita". Questa Proprietà Privata viene chiamata più elegantemente e ipocritamente con il nome di paternità. Ed è proprio in nome della Proprietà Privata, della sua legittimazione e disumanità che il VIR/maschio crea le condizioni al contorno affinché i virus possano trovare terreno fertile per infettare, contagiare e moltiplicarsi indisturbati dando vita a epidemie e pandemie dagli effetti umanamente devastanti.

I virus agiscono allo stesso modo del meccanismo della naturale fecondazione sessuata o asessuata. Contagiando e infettando l'uomo, gli animali e le piante, i virus si appropriano del loro ospite, replicandosi all'interno del loro ospite, quando questi non riesce ad eliminarli attraverso una adeguata risposta immunitaria e a volte conducono alla morte dell'ospite.

Ma ti sei mai chiesto chi ci sta all'origine dei virus? Sì, all'origine dei virus, dal mio punto di vista di credente, ci sta Dio, per chi come me crede in Dio. Si dice che i figli sono dono di Dio, è vero, così come è vero che i virus sono anche loro dono di Dio, perché da lui traggono origine. Spiace dirlo, ma è così. Per chi non crede in Dio, al suo posto ci può mettere la parola Natura.

I virus sono dono di Dio e come tali andrebbero accolti come sua volontà, perché non si può accettare da Dio soltanto i doni graditi e rifiutare i doni non graditi, cioè quei calici di dolore che tanto detestiamo e allontaniamo.

Cerchiamo piuttosto di eliminare e rendere illegittima la disumanità di ogni forma di Proprietà Privata in modo da poter rendere il calice di dolore portato dalle epidemie dei virus sopportabile e umanamente tollerabile.

Abba, padre

Abba è un nome palindromo che può essere letto da sinistra a destra e da destra a sinistra. Wikipedia, alla voce Abba, dà questa definizione: "Abba (reso anche abbà) è un appellativo - traducibile come "papà" - usato in ambito giudaico antico per rivolgersi in maniera informale al padre".

Il termine Abba lo troviamo nel Vangelo di Marco, nel capitolo 14, al versetto 36: E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu».

Dopo la preghiera, Gesù torna dai suoi discepoli e li trova addormentati, torna a pregare con le stesse parole e, alla fine, per ben tre volte torna da loro trovandoli addormentati, incapaci di vegliare e di tenere gli occhi aperti.

Non dimentichiamo che Gesù è Dio fatto uomo. Dio è in Gesù come Gesù è in Dio. Per lui tutto è possibile, anche allontanare quel calice, ma non lo fa, perché? Perché Dio ha scelto di farsi uomo in Gesù, non un superuomo con super poteri, ma semplicemente uomo. Anche a noi capita di addormentarci e non vedere lo straordinario talento che le persone hanno dentro. Non riusciamo a scorgere quel "Dio" nascosto che è in ogni uomo, come ogni uomo è in Dio, accecati e ingannati dalla Proprietà Privata. Succede così di venire arrestati, condannati, se non scacciati per aver violato la sacra Proprietà, senza l' autorizzazione del falso e abusivo padrone.

Moses Concas - Human Revolution

Cinque pani e due pesci

pani e pesciNei vangeli, ad esempio in Matteo 14:17, Marco 6:38, Luca 9:13, Giovanni 6:9, i discepoli di Gesù rispondono di avere soltanto cinque pani e due pesci a disposizione per sfamare cinquemila uomini oltre a donne e bambini affamati. Gesù organizza questi cinquemila uomini con al seguito donne e bambini in 100 gruppi di cinquanta persone oppure in 50 gruppi di 100 persone, infatti 100 x 50 = 5000 e li sfama tutti avanzando alla fine 12 ceste di pani.

Come ho già spiegato in post precedenti, mi chiedo quale può essere il significato dei pani e dei pesci. Potrebbero ricordare i cinque pani consegnati dal sacerdote Achimelech a Davide in 1Samuele 21:4. Tuttavia da come si evince da altri passi dei vangeli, i pani rappresentano dei libri, cioè un insegnamento ed il Pentateuco potrebbe esserne un degno rappresentante. Infatti il Pentateuco sono cinque libri: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio che per gli ebrei sono la Torah, cioè la legge. Il principale autore e protagonista del Pentateuco è Mosè. Tuttavia i cinque pani potrebbero fare riferimento anche ai cinque libri sapienziali accettati dal canone ebraico.

I due pesci invece, secondo me, fanno riferimento a due uomini (Gesù insegna a Pietro a diventare pescatore di uomini): uno è Mosè il principale autore e protagonista del Pentateuco, l'altro uomo è il profeta Elia, il principale protagonista del libro dei Re che poi è stato diviso in due libri. Ricordo che anche Elia fece il miracolo della moltiplicazione della farina e dell'olio. Rileggiamo quel passo in 1 Re 17:13-16 "Elia le disse: «Non temere; su, fa' come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra». Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia." Mosè ed Elia sono quindi due uomini che si sono fatti carne e con i loro insegnamenti e vicissitudini hanno nutrito il popolo dando loro tanto insegnamento da mangiare. Tanto più che gli evangelisti narrano che alla fine della scorpacciata avanzano 12 ceste di pezzi di pane.

I due pesci (Mosè ed Elia ?) li ritroviamo nell'episodio della trasfigurazione raccontato dai Vangeli: Matteo 17:3,  Marco 9:4,  Luca 9,30. In quell'episodio Gesù si trasfigura e compaiono guarda caso Mosè ed Elia che rappresentano la legge e la tradizione rispetto a Gesù, i quali parlano con Gesù. Si narra poi che si sente una voce autorevole che dice: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo", come per dire che è Gesù che dobbiamo ascoltare e non tanto Mosè ed Elia che rappresentano il passato e l'obsolescenza, due figure che poi scompaiono nella trasfigurazione, rimanendo solo Gesù. Quindi gli evangelisti vedono in Gesù colui che sa come distribuire l'insegnamento di Mosè ed Elia e l'insegnamento dei libri  del Pentateuco o dei cinque libri sapienziali per sfamare o meglio, istruire migliaia di persone con insegnamenti di buon senso.

Infatti nella seconda moltiplicazione dei pani e dei pesci narrata da Matteo nel capitolo 15 ai passi 32 e seguenti e in Marco al capitolo 8, gli evangelisti, nel loro racconto, mettono a disposizione di Gesù sette pani (che potrebbero essere un riferimento ai sette libri sapienziali, cinque canonici + due non canonici ) ed alcuni pesciolini. Gli evangelisti vogliono fare capire che Gesù si serve quindi degli insegnamenti della tradizione ebraica per sfamare questa volta quattromila uomini, mille in meno rispetto a prima, senza contare donne e bambini (che evidentemente a quei tempi contavano poco o niente). Il significato dei cinquemila uomini divenuti poi quattromila, secondo me, va ricercato nella Bibbia e nelle vicende del popolo di Israele e delle sue tribù. Alla fine della scorpacciata di pani e pesci avanzano questa volta sette sporte piene di pezzi avanzati. Notare che si tratta di sette ceste non di pani interi ma di pezzi di pane.

Abbiamo prima 12 ceste di pezzi di pane e ora sette ceste. Dal mio punto di vista sono numeri che fanno riferimento a come veniva suddivisa la Bibbia ebraica ai tempi di Gesù. Il numero di 12 ceste di pezzi di pane può fare riferimento ai 12 libri dei profeti minori (Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia), mentre il numero di sette ceste di pezzi di pane può fare riferimento ai sette libri dei profeti: i 4 profeti anteriori (Giosuè, Giudici, Samuele, Re) più i 3 profeti maggiori (Isaia, Geremia, Ezechiele).

Agenzia DemanioInteressante video dove Claudio Messora giornalista di byoblu.com intervista Paolo Maddalena giudice emerito della Corte Costituzionale e Mauro Scardovelli giurista e psicoterapeuta.

Il tema affrontato è quello dei Beni Comuni abbinato al testo del disegno di legge della Commissione Rodotà su iniziativa di Ugo Mattei promosso diversi anni fa e sempre rimasto nel cassetto. 

Per maggiori informazioni e chiarimenti ti consiglio anche la lettura dell'interessante e condivisibile articolo di Paolo Maddalena al link https://www.attuarelacostituzione.it/2018/11/23/ricostruire-il-patrimonio-del-popolo-la-proprieta-pubblica/

Scrive Paolo Maddalena nel link sopra riportato: "Un ostacolo ben maggiore per la ricostituzione del “patrimonio pubblico” italiano è costituito, tuttavia, dalla nostra appartenenza all’area dell’euro. Infatti, proprio a causa dell’appartenenza alla “moneta unica” siamo stati sottoposti a un regime di austerità, che ci ha impedito un vero e proprio “sviluppo economico”, cancellando addirittura la nostra “politica economica”, che si è trasformata nella ricerca spasmodica dei mezzi finanziari necessari a rispettare l’obbligo di “pareggio del bilancio”, introdotto in Costituzione dal governo Monti in ossequio alle detestabili idee neoliberiste."

Gli fa eco Mauro Scardovelli che nel primo video sotto-riportato, al minuto 43-44 circa, ricorda che Gesù, in riferimento al Padre, non vuole i sacrifici, cioè non vuole l'austerità, ma vuole la misericordia, cioè "l'essere risonanti con i più deboli" secondo Mauro Scardovelli.

Purtroppo l'Europa non ha saputo riconoscere le sue origini cristiane che fanno della laicità dello Stato o degli Stati (perché Gesù era un laico e non un sacerdote religioso) il perno di ogni società civile. 

Qui, tuttavia intendo completare quanto Paolo Maddalena giustamente sostiene.

Quando si parla di Proprietà Privata, in genere la prima cosa che viene in mente è la Proprietà Immobiliare alla quale appartengono ad esempio la terra e gli edifici dei privati. Tuttavia la Proprietà Privata è soprattutto quella mobiliare alla quale appartengono ad esempio gli stipendi e le pensioni (cioè i soldi) dei cittadini, senza dimenticare che nella Proprietà Privata confluiscono la Proprietà Intellettuale  e quella Industriale.

Siccome Paolo Maddalena e Mauro Scardovelli giustamente ricordano che la Proprietà Privata, secondo l'art. 42 della Costituzione, ha una funzione sociale e deve essere accessibile a tutti (in egual misura aggiungo io), occorre, a mio avviso, estendere lo stesso discorso agli stipendi e alle pensioni (cioè alla Proprietà Privata Mobiliare) dei cittadini. Anche la Proprietà Privata Mobiliare e conseguentemente la moneta dovrebbe avere una funzione sociale ed essere accessibile a tutti, in egual misura, cosa che la Costituzione italiana dimentica di sottolineare. Perché, secondo me, non è giusto che ci sia una élite di persone che percepisce stipendi e conseguenti pensioni da 5 - 10 mila euro mensili e una massa di persone che percepisce stipendi e pensioni di 500 - 1000 euro mensili, così come non è giusto, secondo me, che ci siano persone proprietarie di centinaia di immobili e persone nullatenenti. Non puoi guardare solo da un occhio e vedere soltanto la Proprietà Privata immobiliare visibile sotto il sole e non vedere la Proprietà Privata mobiliare nascosta nel conto corrente bancario o postale e relativo conto Titoli, così come non puoi trascurare la Proprietà Intellettuale e Industriale che si manifesta in Copyright, Brevetti e relative royalties. Tutta la Proprietà dovrebbe avere un ruolo sociale ed essere accessibile a tutti. Ma perché ciò sia realizzabile occorre delegittimare o eliminare la Proprietà Privata.

Secondo me tutta la proprietà Privata (mobiliare, immobiliare, intellettuale, industriale) andrebbe delegittimata e azzerata con il conseguente azzeramento di pensioni e stipendi (utopia?), se si vuole dare spazio alla condivisione dei beni comuni e fare in modo che i beni comuni appartengano al popolo, altrimenti ci prendiamo solo in giro legittimando ingiustizie e sperequazioni sociali. 

Video: da Byoblu, I BENI COMUNI SONO LE COSE CHE CI APPARTENGONO - Paolo Maddalena e Mauro Scardovelli

Video: da Byoblu, Paolo Maddalena - Perché dico NO al testo sui BENI COMUNI della Commissione Rodotà

Il pedaggio del lavoro

Pedaggio autostradaleIn questo articolo allarghiamo l'inquadratura verso un pedaggio pensato per soddisfare i bisogni umani meno impellenti di quelli dell'articolo precedente. Si tratta del pedaggio autostradale. Non tutti gli Stati fanno pagare il pedaggio per usare l'autostrada e soddisfare i bisogni del viaggiatore. Gli Stati un gradino più progrediti ed evoluti non fanno mai pagare il pedaggio autostradale, invece gli Stati più arretrati e meno progrediti fanno sempre pagare il pedaggio, perché devono lucrare sui bisogni del viaggiatore. Del resto tutti gli operai e i professionisti  fanno pagare un pedaggio al proprio datore di lavoro o al proprio cliente per usare i loro servizi professionali o di manodopera, perché il lavoro è una forma di proprietà privata.

Lo fanno perché non si sono ancora evoluti e sono ancora arretrati sotto il profilo evolutivo dell'unità. Non esiste un obbligo di servirsi dei servizi autostradali a pagamento come il pedaggio autostradale. Puoi usare la normale strada statale, provinciale o regionale per spostarti e muoverti da migrante, pendolare o da turista. Perché ti servi dell'autostrada, visto che nessuno ti obbliga a farlo? Qual è il tuo impellente bisogno che ti porta a prendere l'autostrada, visto che le autostrade negli Stati culturalmente più arretrati sono gestite da oligarchie che puntano esclusivamente sul profitto dei pedaggi? Il risparmio di tempo? La maggiore sicurezza, visto che l'autostrada è priva di attraversamenti a raso? La comodità?

Ognuno avrà la sua squallida risposta che punterà sulla necessità di far circolare i Capitali e le persone nel modo più efficente e veloce come impongono le assurde e obsolete regole del capitalismo neoliberista.

Invece l'uso dell'autostrada dovrebbe essere dettato dalla maggiore sicurezza che tale strada dovrebbe offrire per tutti, sicurezza che va a cozzare con la dittatura del profitto e del tempo-denaro sui quali punta l'ideologia neoliberista imperante e della quale la Proprietà Privata è il principale pilastro portante.

L'ombra piedi a pagamento

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toilette_wc_pagamentoIn una società capitalista come la nostra anche l'ombra si paga, come si paga ogni bisogno, giustamente. Ma è sbagliato. In una società capitalista, tutto si paga, perché tutto viene privatizzato e finisce sotto il dominio della Proprietà Privata che legittima l'accaparramento del territorio e delle sue risorse nelle mani di un soggetto privato sulla base dei bisogni anche fittizi dei cittadini da sfruttare. In una società capitalista, lavorare gratis, senza essere pagati, sul lungo periodo, porta al fallimento il lavoratore sottopagato o che lavora gratis. Così l'ombra dei piedi a gratis porta al fallimento il gestore dell'ombrellone, il quale ha acquistato l'ombrellone con un mutuo da pagare.

Il "territorio" e il suo accaparramento da parte di soggetti privati lo possiamo anche chiamare in termini economici: "mercato". "Conquista di nuovi territori" equivale a dire: "conquista di nuovi mercati".

Non ci vuole una grande intelligenza per capirlo. Tuttavia sulla spiaggia a Ferragosto, nessuno ti obbliga a camminare sulla sabbia rovente per andare da Beppe Grillo a pagare un euro l'ombra per i piedi del suo ombrellone, come il noto comico mostra in un suo video ironico: "Tempi di crisi". Puoi camminare sul bagnasciuga o battigia della spiaggia, sempre che questa non venga accaparrata e recintata da un soggetto privato legittimato dalla civile cultura occidentale capitalista a farti pagare per accedervi.

Non è quindi il caso di meravigliarci o scandalizzarci se il migrante che arriva in occidente squattrinato, poi esegue i suoi bisogni sulla strada o sul marciapiede. Evidentemente l'avanzata civiltà occidentale che si riempie la bocca di globalizzazione e circolazione dei capitali non può provvedere a dotare il territorio di WC e toilette ad accesso gratuito per tutti, pena il suo fallimento, per venire incontro ai bisogni di ogni cittadino.

Un società dominata dalla Proprietà Privata e dal Capitale che ne consegue non è quindi una società civile.

Gesù e la gestione dell'identità

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English: CryptoCard security token, displaying...

English: CryptoCard security token, displaying a One Time Password, being held in front of a Citrix XenApp login screen, partially filled in with example details. (Photo credit: Wikipedia)

Tu sai che nei Vangeli ad un certo punto Gesù pone ai suoi discepoli una certa domanda: "E voi chi dite che io sia?"
Rivediamo quei passaggi.

Marco 8,27: Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti». Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.

Matteo: 16,13: Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Si tratta di un tipico problema di gestione e riconoscimento dell'identità di una persona. E' un tipico problema di login o logon. La definizione della parola inglese "login" data dal vocabolario Zingarelli è: "procedura di accesso ad un sistema che prevede l'inserimento di nome utente e password". Wikipedia la definisce come: "procedura di autenticazione".

Tutte le volte che ti colleghi ad un sistema informatico o meno per leggere o spedire email o per chattare in un forum o per fare acquisti in un negozio online, per esempio, di solito ti trovi di fronte ad una procedura di login. Per autenticarti occorre dare una password che altro non è che una chiave di autenticazione o chiave di accesso al sistema, chiamata in gergo militare: "parola d'ordine" che deve restare segreta, non divulgata, altrimenti perde di efficacia. La chiave o password, poi, deve essere quella giusta. Con la password sbagliata si riceve un errore di autenticazione.

In Matteo 16, 13-20 ci sono tutti gli ingredienti di un sistema di login, inteso come sistema di autenticazione dell'identità con password che non deve essere divulgata. Per rendere segreta la password, per impedirne la diffusione, in modo da non renderla leggibile in chiaro, in Informatica, la si cripta con un altra password o chiave segreta.

Pietro, come raccontato da Matteo, dà a Gesù la risposta giusta, la password o parola d'ordine giusta e viene riconosciuto da Gesù come colui che può accedere al sistema, in questo caso il regno dei cieli. Gesù quindi riconosce Pietro come la persona sulla quale fare affidamento per edificare la sua Chiesa. Ma per accedere al sistema "regno dei cieli" che poi è il regno dello spirito in contrapposizione al regno della carne, occorrono altre password (chiavi) che Gesù darà a Pietro in un futuro non ben precisato. Con quelle chiavi Pietro potrà criptare (velare, legare, nascondere) sulla terra, nel dominio della carne, come nel cielo, nel dominio dello spirito, ciò che è decriptato, slegato, svelato, in chiaro, e viceversa, allo stesso modo, potrà decriptare, svelare, slegare, liberare, mostrare, sulla terra, nel dominio della carne, come nel cielo, nel dominio dello spirito, ciò che è criptato, legato, velato e nascosto.

Le chiavi del regno dei cieli (il regno dello spirito) giustamente non sono una esclusiva di Pietro, perché Gesù non dice "Solo a te darò le chiavi ...", ma le chiavi per accedere al regno dello spirito vengono date, in tempi diversi, a tutti quelli che arrivano a riconoscere Gesù come il figlio del Dio vivente.

Amicizia e Proprietà Privata

La parola "amicizia" secondo il dizionario Zingarelli significa: "Affetto vivo e reciproco tra due o più persone".
L'amicizia è una bella cosa, purtroppo, dal mio punto di vista, resta una pia illusione in questo mondo, almeno fino a quando si continuerà a legittimare la Proprietà Privata con tutti i suoi annessi e connessi.

Nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 15, viene fatto dire a Gesù: "Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi."

Sembra che ci sia una contraddizione in quelle parole: "Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando". Qui Gesù condiziona e subordina l'amicizia all'esecuzione dei suoi ordini. E' un tipico rapporto servo-padrone: Gesù comanda, il discepolo ubbidisce ed esegue gli ordini. Ma è una constatazione di Gesù. Il padrone ama il servo ed è suo amico se il servo ubbidisce. Tuttavia l'amicizia è un sentimento di affetto vivo (di amore) RECIPROCO. Non ci potrà mai essere amicizia tra un servo e un padrone perché il padrone è il proprietario e il servo è in una condizione di servitù, dove la sua libertà e la sua conoscenza sono limitate.

Il servo non amerà mai il padrone e siccome l'amicizia, secondo la definizione dello Zingarelli, è un sentimento di affetto vivo reciproco tra due o più persone, ne deriva che il rapporto servo-padrone non è un rapporto di amicizia e non lo sarà mai. Quelle parole, infatti, sono subito soppiantate da quelle successive: "Non vi chiamo più servi, ..., ma vi ho chiamati amici, ...". In queste ultime parole, Gesù per poter chiamare amici i suoi discepoli e instaurare un rapporto di amicizia con loro, cioè un rapporto di affetto reciproco, deve rinunciare al rapporto servo-padrone con i suoi discepoli e liberarli dalla condizione di servitù e, quindi, deve rinunciare a chiamare servi i suoi discepoli, condividendo con loro la conoscenza ("tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi").

Come si libera un servo, uno schiavo dalla condizione di servitù, di schiavitù? Lo si libera eliminando o meglio, delegittimando il padrone, cioè delegittimando il proprietario e quindi eliminando, o meglio, delegittimando la Proprietà Privata colei che legittima e crea il padrone e che, di conseguenza, legittima e crea il suo servo.

Fino a quando la Proprietà Privata continuerà a essere legittimata in questo mondo, ci saranno padroni e servi. Di conseguenza i rapporti umani non potranno mai essere rapporti di amicizia, ma sempre e solo rapporti conflittuali, di scontri e contrasti.

Su Facebook, va di moda, si usa chiedere l'amicizia virtuale, ma è una amicizia, come tutte le amicizie anche reali e concrete che io ritengo fasulla e ipocrita. Serve solo a lenire il senso di colpa che nasce nel rapporto servo-padrone che tutti, bene o male, viviamo con qualcuno. Sarebbe più onesto chiedere non l'amicizia, ma l'interesse, l'attenzione.

Essere in mezzo o essere una cosa sola ?

English: Brendan Townsend conducting the Lared...
Pensiamo ad una orchestra, ad un coro. Se l'orchestra si riunisce in un concerto nel nome del suo direttore d'orchestra, ma poi quando è il momento di cantare o suonare una sinfonia con gli strumenti musicali, ogni orchestrante o corista suona o canta per conto suo in modo stonato, senza accordarsi con il direttore, senza seguire i tempi e le partiture, attaccando quando gli pare, senza seguire il suo direttore, ne esce fuori solo una grande disarmonia e il direttore d'orchestra si sentirà inutile, si sentirà come un estraneo in mezzo ad una assemblea di persone che suonano e cantano in gruppo, un gruppo che non è più una orchestra o un coro. Cosa dirà quel direttore? Dirà: "Dove due o tre sono riuniti in assemblea nel mio nome per suonare e cantare, ma poi non si fanno una cosa sola con me, con la mia voce, io sto soltanto in mezzo a loro."

E' importante che chi si riunisce in assemblea nel nome di qualcuno per chiedergli qualcosa, per ballare un ballo di gruppo o per suonare un concerto, o per cantare in coro, sappia poi farsi uno con lui, cioè sappia accordarsi, armonizzarsi con lui, nei suoi movimenti, nel suo strumento musicale, nella sua voce, perché altrimenti, se non si accorda, non si ottiene nulla e quel qualcuno si sentirà inutile e dirà: "Dove due o tre sono solo riuniti in assemblea nel mio nome, ma il loro cuore è lontano da me, io sto soltanto in mezzo a loro e non otteniamo niente."

In verità vi dico ancora: "se due di voi sopra la terra si accorderanno (συμφωνήσωσιν - symphōnēsōsin) per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti (συνάγω sunagó) nel mio nome, io sono in mezzo a loro" Mt. 18, 19-20.

E' chiaro che per Gesù non basta essere riuniti in assemblea nel suo nome per ottenere concessioni dal Padre, occorre che l'assemblea riunita nel suo nome sappia accordarsi, cioè armonizzarsi, sappia farsi una cosa sola con lui come in una sinfonia dove il singolo orchestrante o corista si fonde con il coro o l'orchestra.

Condividere o vendere? 2

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Nell'articolo precedente: vendere o condividere, ho parlato dell'episodio del giovane che si rivolge a Gesù per chiedergli cosa deve fare per avere la vita eterna. In quell'episodio Gesù risponde al giovane dicendo che, per essere perfetto, gli manca una cosa sola: vendere tutto quello che possiede e distribuirlo ai poveri, per poi seguirlo (Matteo 19,21).

Qui intendo riprendere il discorso alla luce dell'episodio evangelico dove una donna versa un prezioso olio profumato su Gesù. Rileggiamoli quei versetti:

Marco 14,3-7
Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura.

Giovanni 12,3
Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

In questi episodi i discepoli di Gesù non fanno altro che predicare alla donna quanto Gesù insegna al giovane ricco in Matteo 19,21. Tuttavia qui Gesù non asseconda i suoi discepoli e pare contraddire se stesso. Perché? Perché Gesù non dice alla donna di andare a vendere il profumo e distribuire il ricavato ai poveri così da avere un tesoro in cielo ed essere perfetta? La donna non vende il profumo per distribuire il ricavato ai poveri, ma non fa altro che condividere un bene prezioso direttamente con Gesù. C'è una condivisione, non c'è una vendita. Ricordo che la vendita presume la legittimazione della Proprietà Privata, la condivisione invece può fare a meno della Proprietà Privata.

Qui ricorre di nuovo il verbo "avere": "... i poveri li avete sempre, non sempre avete me". Qui Gesù si contraddice un'altra volta, perché quando Gesù dice: "Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Matteo 28,20) vuol dire che lui non ci ha mai lasciato e quindi non ha senso dire: "non sempre avete me" se Gesù sa già di essere con i suoi discepoli tutti i giorni. Dal mio punto di vista è chiaro che gli evangelisti fanno dire a Gesù quello che fa comodo a loro a seconda delle circostanze.

Gesù, tuttavia, ha una sua logica che non è la logica del mondo, del vendere e del comprare, del mercanteggiare, del dare e avere, ma è quella del condividere e dell'essere.

Quindi come vanno riscritte le parole di Gesù in quei versetti? Secondo me vanno riscritte in questo modo: allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto condiviso verso di con me un bene prezioso compiendo un'opera buona; io e i poveri infatti li avete sempre siamo sempre con voi e potete beneficarci quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò che era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura condividendo l'unguento con me lo ha conservato, lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura perché ciò che si condivide si conserva e non va perduto.

Appunto, ciò che si vende lo si perde, mentre ciò che si condivide non lo si perde, ma lo si conserva.