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Gesù e il Vangelo:

Che cosa è la verità?

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Che cos'è la verità? "Cosa è la verità?" (Gv. 18,38). Chiedeva Pilato a Gesù. C'è una verità con la v minuscola e un Verità con la v maiuscola. Il Dizionario Fondamentale della lingua italiana DeAgostini non fa distinzioni e definisce come "verità" ciò che è vero e definisce "vero" ciò che è "reale, che esiste, che trova riscontro nella realtà delle cose".

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Approfondiamo: cosa vuol dire reale? Sempre il dizionario sopra citato definisce il "reale" come ciò "che è", "che esiste veramente". Il vocabolario sopra citato collega l'essere con l'esistere e con la verità.

Bene. Verità ---> vero ---> reale ---> è (essere) ---> esiste. Quindi, dire verità significa dire ciò che è, cioè fare riferimento al verbo "essere".

Questa definizione la troviamo citata da Gesù diverse volte anche nel Vangelo secondo Giovanni. Gesù non dice "io esisto", ma dice "io sono".

Vediamo:

Giovanni 8:24
"Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati»"

Giovanni 8:28
"Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo".

Giovanni 8:58
"Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono»."

Giovanni 13:19
"Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono".

Ora vediamo qual è la definizione di verità che dà Gesù nel Vangelo di Giovanni:

Giovanni 14:6
"Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". La verità è Lui.

Giovanni 17:17
"Consacrali nella verità. La tua parola è verità". La verità è Dio.

Secondo Gesù la verità è la parola di Dio. Chi parla e dice la verità vuol dire che è vero, non è falso, cioè è la verità. Quindi: poiché Gesù = verità, e Dio = verità --->consegue che Gesù=Dio. E questo è coerente anche con la definizione di "verità" che dà il Dizionario DeAgostini, secondo il quale la verità è ciò che è. Infatti Gesù ci invita a credere che Lui è ("Io sono" dice Gesù e quindi Gesù esiste perché Lui è).

Non c'è contraddizione nelle parole di Gesù. Pure il dizionario italiano gli dà ragione.

Gesù tuttavia si spinge più in là, va oltre e collega la verità con la libertà. Conoscere la verità è sinonimo di libertà. Secondo Gesù, l'uomo è libero se conosce la verità. "Conoscerete la verità e sarete uomini liberi" Dice Gesù nel Vangelo.

La libertà che Gesù ci offre non è la libertà di fare ciò che si vuole, non è la libertà di abortire o di uccidere, ma è la libertà dal peccato, (se non crediamo che lui è, moriamo nei nostri peccati). La libertà di Gesù è la libertà di amare. La verità quindi non è altro che la libertà di amare chi si vuole a cominciare dalla propria vita.

Gesù e il Vangelo:

Ritornare e farsi bambini

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Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. (Prima lettera di Paolo ai Corinzi, cap 13,11).
Cosi inizia il libro di Piergiorgio Odifreddi "Perché non possiamo essere cristiani", una dedica ai giovani, un invito dello scrittore ad essere uomini adulti, sulla scia dell'insegnamento di Paolo di Tarso.

Paolo non è Gesù. Gesù invitava a farsi bambini, Paolo invece si fa uomo, si fa adulto per abbandonare il modo semplice e ingenuo di pensare e ragionare dei bambini.
Ma Gesù è di tutt'altro avviso.

Vediamo:

Matteo 18,2-3: Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: "In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli."
Matteo 18,4: "Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.
Matteo 18,5: E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me."
Matteo 19,14: Gesù però disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli".
Marco 9,37: "Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato".
Marco 10,14: "Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio."
Marco 10,15: In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso».
Luca 18,16: "Allora Gesù li fece venire avanti e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio."
Luca 18,17: In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà".

Paolo invece pare insistere nel contraddire Gesù:
1Corinzi 14,20. Fratelli, non comportatevi da bambini nei giudizi; siate come bambini quanto a malizia, ma uomini maturi quanto ai giudizi.

Malgrado la grandezza spirituale di Paolo, Gesù ci invita a farci bambini per poter entrare nel regno di Dio. E' importante comprendere questo insegnamento. Già Chiara Lubich, basandosi sulla spiritualità di Gesù, aveva deciso di chiamare i focolarini: popi che in dialetto trentino significa bambini.

I bambini pensano sempre a giocare e per loro il mondo è sempre bello, anche quando piove, basta giocare. I bambini piangono quando gli si nega qualcosa a cui ci tengono. I bambini non hanno il senso della responsabilità e si fidano ciecamente di chi si prende cura di loro. I bambini sono possessivi, ma sanno mettere tutto in comune quando si tratta di giocare.

Il guaio siamo noi quando diventiamo adulti, perché perdiamo l'innocenza e l'ingenuità e ci facciamo maliziosi nei confronti di tutti, condizionando i bambini che ci osservano. Da adulti pratichiamo e legalizziamo l'aborto impedendo ai bambini, cioè a Dio di venire a noi, perché, secondo Gesù, chi accoglie un bambino accoglie Gesù, cioè Dio.

I bambini fanno ooh!

Gesù e il Vangelo:

L'indemoniato di Gerasa

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Ho già accennato alla figura dell'indemoniato di Gerasa in un commento ad un mio post precedente per spiegare a Odifreddi il significato dei demoni mandati in un branco di porci, identificandolo con la figura di Paolo di Tarso, detto anche Saulo.

Rileggiamo quei passi del Vangelo:

Matteo Capitolo 8, 28-34:

Giunto all'altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada. Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?».
A qualche distanza da loro c'era una numerosa mandria di porci a pascolare; e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti. I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.

Marco, Capitolo 5, 1-14:

Intanto giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito immondo, da quest'uomo!». E gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti». E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione.

Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare. I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto.
Giunti che furono da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.

Luca, Capitolo 8, 26-39:

Approdarono nella regione dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Era appena sceso a terra, quando gli venne incontro un uomo della città posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma nei sepolcri. Alla vista di Gesù gli si gettò ai piedi urlando e disse a gran voce: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti prego, non tormentarmi!». Gesù infatti stava ordinando allo spirito immondo di uscire da quell'uomo. Molte volte infatti s'era impossessato di lui; allora lo legavano con catene e lo custodivano in ceppi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. E lo supplicavano che non ordinasse loro di andarsene nell'abisso.

Vi era là un numeroso branco di porci che pascolavano sul monte. Lo pregarono che concedesse loro di entrare nei porci; ed egli lo permise. I demòni uscirono dall'uomo ed entrarono nei porci e quel branco corse a gettarsi a precipizio dalla rupe nel lago e annegò. Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nei villaggi. La gente uscì per vedere l'accaduto, arrivarono da Gesù e trovarono l'uomo dal quale erano usciti i demòni vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù; e furono presi da spavento. Quelli che erano stati spettatori riferirono come l'indemoniato era stato guarito. Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura. Gesù, salito su una barca, tornò indietro. L'uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: «Torna a casa tua e racconta quello che Dio ti ha fatto». L'uomo se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù gli aveva fatto


Ci troviamo di fronte ad un indemoniato epilettico (Paolo di Tarso, secondo me, il quale pare soffrisse di epilessia. L'epilessia a quei tempi era considerata demoniaca. "Ancora nei secoli del tardo Medio evo e inizi primo Risorgimento, si credeva che l’epilettico fosse posseduto da un dio, o da un’entità superiore che attraverso lui parlava, faceva gli oracoli, manifestando le proprie volontà. Infatti, nella storia si verificò che molti Profeti vissero uno stato di male epilettico; si affermava che lo fossero stati : Maometto, Paolo di Tarso, Martin Lutero" ), due invece secondo Matteo erano gli indemoniati (infatti Paolo aveva due nomi: Paolo e Saulo che poi sono la stessa persona), sono talmente furiosi che nessuno riusciva più a passare per quella strada. Infatti Paolo, ebreo e cittadino romano, osservatore ligio della legge, amico del console, perseguitava i cristiani.

Gli indemoniati, una legione (romana aggiungo io), chiedono a Gesù: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?» Quel demonio di Paolo (prima della conversione) perseguitava i cristiani e doveva proprio essere una furia per i primi cristiani, tanto da impedire loro il cammino spirituale per quella strada che porta a Dio. "Saulo intanto infieriva contro la Chiesa: entrava nelle case, trascinava fuori uomini e donne e li faceva mettere in prigione" Atti 7,3.

Marco ci dice qualcosa di più. Lo spirito maligno si chiama legione e sono in molti. Ora le legioni facevano parte dell'esercito romano e Saulo era amico del console e probabilmente poteva contare sull'appoggio del console che gli metteva a disposizione la legione al servizio delle sue persecuzioni contro i cristiani.

Ma Gesù scaccia i demoni dall'indemoniato Saulo e su loro richiesta li manda in un branco di porci. I porci, secondo me, rappresentano i pagani romani, appunto l'esercito di occupazione romano e con questo episodio dove i porci precipitano in un dirupo, Gesù profetizza anche la caduta dell ' Impero Romano che precipita nella dissolutezza, oltre ad anticiparci la conversione di Paolo.

Luca è quello che più di tutti ci chiarisce le idee quando racconta: "L'uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: «Torna a casa tua e racconta quello che Dio ti ha fatto». L'uomo se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù gli aveva fatto". Infatti Paolo nelle sue lettere ci racconta della sua conversione e di come ha incontrato Gesù. Vedi ad esempio la lettera di Paolo ai Galati 1,13-24.

Ecco quindi che i Vangeli in questa figura criptica dell'indemoniato di Gerasa ci anticipano, a mio avviso, la conversione di Paolo e la sua opera di evangelizzazione nel mondo.

Gesù e il Vangelo:

Odifreddi e le moltiplicazioni

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Piergiorgio Odifreddi è un matematico che dovrebbe conoscere e capire bene le moltiplicazioni. Nel suo libro: "Perché non possiamo essere cristiani", sembra non capirle, almeno quella è l'impressione che ho avuto leggendo il suo libro. Qui, io cerco di spiegargliele, nelle speranza che le possa capire, poi se non le capisce, pazienza, lo promuovo lo stesso. Mi riferisco alle moltiplicazioni dei pani e dei pesci contenute nel Nuovo Testamento.

Immagine degradata della copertina di un libro
Copertina del Nuovo Testamento in lingua corrente. LDC-ABU
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Nel suo libro a pagina 112, capitolo Il Figlio, Odifreddi parla di exploit delle moltiplicazioni dei pani e dei pesci, che una prima volta sfamano 5000 uomini partendo da cinque pani e due pesci e una seconda volta 4000 uomini, con sette pani e pochi pesciolini, senza contare donne e bambini. Odifreddi osserva che c'è un miglior rapporto qualità-prezzo nel primo miracolo che non nel secondo, dovuto secondo lui al fatto che Gesù era un po' "scarico" nel secondo miracolo, avendo dovuto compiere diverse guarigioni.

Odifreddi, però, dimentica di riportare i resti di quelle moltiplicazioni dopo che gli uomini si sono sfamati che nel primo miracolo corrispondono a dodici ceste piene di pezzi di pane e nel secondo miracolo a sette ceste piene di pezzi di pane. Questa volta Gesù non ha fatto il difficile, non ha mandato Pietro a pescare il pesce per aprirgli la bocca, prendere la moneta e andare a comprare il pane, ma ha materializzato i pani e i pesci seduta stante, come piace a Odifreddi. Tuttavia Odifreddi non è soddisfatto nemmeno così.

Vediamo allora di tentare una spiegazione di quei due miracoli della moltiplicazione dei pesci. I passi del Vangelo per il primo miracolo sono Mt.14,13-20, Mc.6,30-44, Lc.9,10-17, Gv.6,1-13 e per il secondo miracolo sono Mt.15,32-39, Mc8,1-10.

Gesù, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ci vuole dire di aver fiducia in Lui. Ci pensa Lui a nutrirci spiritualmente e materialmente, insieme ai suoi discepoli. Basta dargli poca roba. Lui vuole vedere il nostro amore generoso nel dare tutto, anche se poco, per poter fare grandi cose che la mente umana nemmeno immagina, come la moltiplicazione dei pani e dei pesci, per sfamare migliaia di persone. Ce ne è in abbondanza, tanto più che sono avanzate dodici e sette ceste.

Una prima spiegazione comunque la dà Gesù in Mc 8,14-21 e in Mt. 16,
[5] Nel passare però all'altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere il pane.
[6] Gesù disse loro: "Fate bene attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei".
[7] Ma essi parlavano tra loro e dicevano: "Non abbiamo preso il pane!".
[8] Accortosene, Gesù chiese: "Perché, uomini di poca fede, andate dicendo che non avete il pane?
[9] Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila e quante ceste avete portato via?
[10] E neppure i sette pani per i quattromila e quante sporte avete raccolto?
[11] Come mai non capite ancora che non alludevo al pane quando vi ho detto: Guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei?".
[12] Allora essi compresero che egli non aveva detto che si guardassero dal lievito del pane, ma dalla dottrina dei farisei e dei sadducei.

Questi miracoli, inoltre, hanno un significato storico e profetico più profondo da decifrare e, secondo la mia interpretazione, riguarda la formazione del Nuovo Testamento e del relativo canone, appunto la dottrina di riferimento, approvata dalla Chiesa cattolica.

I cinque pani del primo miracolo sono, a mio avviso, i primi cinque libri canonici del Nuovo Testamento: i quattro "Vangeli" e il libro degli "atti degli apostoli". I due pesci simboleggiano gli "autori" principali: Gesù e Pietro, oppure Pietro e Giovanni, oppure Pietro e Paolo. Questi cinque libri rappresentano il pane, cioè l'insegnamento di Gesù che viene spezzato da Gesù e distribuito per mezzo dei suoi discepoli alla folla perché ne mangi, ne assimili il nutrimento e si sazi. Di questa distribuzione ne avanzano dodici ceste piene di pezzi di pane. Perché dodici ceste? Cosa simboleggiano? Secondo me, possono essere la metafora profetica delle prime dodici lettere di Paolo, incluse nel Nuovo Testamento. (In realtà le lettere canoniche di Paolo sono tredici, ma alcune sono contestate e non è da escludere che i primi cristiani considerassero dodici le lettere di Paolo).

Il secondo miracolo, è storico e profetico (Concilio di Trento del 1546), riguarda i libri deuterocanonici (ovvero del secondo canone) e "sono i libri che sono stati riconosciuti come ispirati solo in un secondo momento, dopo molte controversie. Sono quei libri della Bibbia che sono stati accolti nel canone della Chiesa cattolica ma che, per l'Antico Testamento, sono stati respinti da molte chiese protestanti, sebbene li si ritenesse validi per l'edificazione personale. Dai protestanti sono in questo caso chiamati apocrifi". Il termine viene anche utilizzato per alcuni libri del Nuovo Testamento, sono sette libri.

Ci sono quindi due pani in più rispetto ai cinque pani del precedente miracolo che possono essere, secondo me, due libri che si sono aggiunti al primo canone: la prima lettera di Giovanni e la prima lettera di Pietro che si uniscono ai quattro Vangeli e agli Atti degli Apostoli, per un totale di sette libri da includere nel Nuovo Testamento. I pesci sono più piccoli e distribuiti, a dimostrazione che gli autori dell'Apocalisse, della Lettera agli ebrei e degli altri libri sono diversi e hanno forse meno importanza degli autori che hanno scritto i primi cinque libri canonici del Nuovo Testamento.

Anche questi pani vengono distribuiti alla folla che ne mangia e se ne nutre, avanzando sette ceste piene di pezzi di pane. Perché sette ceste? Secondo me, possono essere la metafora dei sette libri deuterocanonici del Nuovo Testamento: seconda lettera di Pietro, seconda e terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda, la lettera di Giacomo, la lettera agli ebrei e l'Apocalisse, aggiunti al canone del Nuovo Testamento nel Concilio di Trento.

Se la mia analisi è corretta, Gesù ha saputo vedere lontano, anticipandoci la storia della Chiesa e le tappe della formazione del canone sul quale a tutt'oggi la Chiesa cattolica fa rifermento.
Le dodici ceste non potrebbero essere interpretate anche come i dodici mesi dell'anno? E le sette ceste non potrebbero essere interpretate anche come i sette giorni della settimana?

Gesù e il Vangelo:

Odifreddi e i cristiani

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Sto leggendo il libro di Piergiorgio Odifreddi "Perché non possiamo essere cristiani (E meno che mai cattolici)", Longanesi, e voglio fare alcune considerazioni sul libro.

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Ho trovato il libro interessante e arguto. Ne consiglio la lettura a tutti i cristiani. Dopo averti consigliato la lettura del libro di Piergiorgio Odifreddi e averti "avvelenato" con i fumi di quel libro, ci vuole l'antidoto, per salvarti. Ti consiglio allora la lettura del libro di Camillo Ruini: "Chiesa contestata, 10 tesi a sostegno del cattolicesimo", Piemme, un libro di fede che invita alla testimonianza pubblica dei valori cristiani, sul versante opposto a quello di Odifreddi.

Immagine degradata delle copertine dei libri
Clicca sulla foto degradata per il video musicale

Per quanto riguarda Odifreddi e il suo libro, mi rivolgo direttamente allo scrittore, per cercare di fargli capire il significato di alcuni avvenimenti tratti dal Vangelo, dei quali sembra non percepire il messaggio. Avrei molto da dirgli, tuttavia qui voglio andare avanti con pochi passi alla volta.

A pag. 114-115 del libro, capitolo "Il Figlio", Odifreddi dice:"Qualcuno dei miracoli è poi semplicemente un controsenso, come il seccare un fico solo perché "colpevole" di non avere frutti fuori stagione, in uno scatto d'ira causato dal non aver ancora fatto colazione: e cita i versi del Vangelo in merito dei quali ho già commentato in precedenti pagine di questo sito. Poi prosegue: "O il compiere un contorto prodigio per poter furbescamente pagare le tasse agli esattori:": e qui cita il passo evangelico Matteo:17-27 " Ma perché non si scandalizzino, va' al mare, getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te". Fa riferimento al pagamento della tassa del Tempio. Poi Odifreddi si risponde: " Il motivo per cui uno in grado di far miracoli non potesse, più semplicemente e direttamente, materializzare la moneta necessaria fa evidentemente parte dei misteri della fede".

Appunto: "misteri della fede". Se Gesù avesse materializzato la moneta seduta stante, probabilmente non sarebbe passato il messaggio che Gesù voleva farci avere. Odifreddi ha ragione. In tempo di risparmio energetico e del "tutto e subito", il miracolo di Gesù è poco efficiente e poco logico.

Ma il messaggio che Gesù ci ha voluto dare con la moneta nella bocca del pesce è

profetico

e riguarda anche Odifreddi che ne è una delle dimostrazioni. Cercherò di spiegarlo secondo la mia sensibilità spirituale.

Chi è il primo pesce che viene pescato da Pietro? Chi rappresenta? Rappresenta Gesù, secondo me (il secondo pesce è Pietro stesso). Del resto non dimentichiamo che ai tempi di Gesù si stava per entrare nell'era della costellazione dei pesci, secondo la precessione degli equinozi e i pesci sono due.

parole greche ΙΧΘΥΣ Ichthys nel pesce Gesù
Il simbolo del pesce, il cui nome in greco è l'acrostico di Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore ( Ἰησοὺς Χριστὸς Θεοῦ Υἱὸς Σωτήρ ). Il termine ichthýs è la traslitterazione in caratteri latini della parola in greco antico ἰχϑύς, "pesce", ed è un simbolo religioso del cristianesimo.

Il primo pesce che abbocca è Gesù stesso. Aprire la bocca al pesce cosa può voler significare? Può significare farlo parlare (anche se i pesci non parlano), metaforicamente parlando, aprire la bocca può avere un significato di parlare, dire, raccontare. Quindi Pietro pesca Gesù e lo fa parlare, nel senso di evangelizzare o comunque raccontare e diffondere il suo messaggio e mentre lo fa parlare, cioè gli apre la bocca, trova una moneta d'argento. Che cosa può rappresentare la moneta d'argento? Una ricchezza, sia in senso materiale, sia in senso spirituale. La Storia dimostra che Pietro facendo parlare Gesù ha trovato una ricchezza che materialmente possiamo riconoscere nel "Obolo di San Pietro". E questo non lo possiamo negare.

Anche Odifreddi, con il suo libro, ha fatto "parlare" Gesù, gli ha aperto la bocca e ha trovato la moneta d'argento, rappresentata dagli introiti derivanti dalle centinaia di migliaia di copie vendute del suo libro (140.000 copie in due mesi). Questo "miracolo", Piergiorgio Odifreddi non lo può negare, ma può constatare di persona la veridicità profetica del messaggio di Gesù. Io mi auguro che Odifreddi possa trovare, con questa spiegazione, quell'aiuto verso la comprensione della Parola di Dio, verso quella ricchezza che non è solo materiale, fatta di soldi, ma è anche spirituale, proveniente da Dio e dalla fede in Lui. E' quella la vera ricchezza.

Bene. Ora, Odifreddi dovrebbe prendere quella "moneta" e andare a pagare la tassa del tempio (non la tassa dello Stato, ma la tassa del tempio) per lui e per Gesù. Cosa vuol dire pagare la tassa per il tempio ? Se Gesù avesse materializzato quella moneta seduta stante, Pietro non gli avrebbe aperto la bocca e non avrebbe trovato la moneta d'argento e nemmeno Odifreddi avrebbe potuto avere del materiale sul quale scrivere il libro che ha venduto parecchie migliaia di copie. Il discorso vale per Odifreddi, ma anche per Vittorio Messori, per Luigi Cascioli, per Corrado Augias, ecc. ma vale soprattutto per Pietro.

La moneta d'argento l'avete o non l'avete trovata? Se l'avete trovata, non date scandalo, pagate la tassa del tempio, cioè riconoscete a Dio quello che è di Dio, date a Dio ciò che è di Dio, anche se "i figli non sono obbligati a pagare le tasse" (Matteo 17,26). Odifreddi, tu sei figlio di Dio? Ritieni ancora un controsenso quel miracolo? Gesù, alla fine, ha pagato la tassa con la vita, pur essendo il Figlio di Dio.

Gesù e il Vangelo:

Affamati e assetati di giustizia

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Si dice che dove non c'è giustizia, c'è vendetta e la vendetta chiama vendetta.
Qual è il confine tra giustizia e vendetta?
Vediamo prima cosa dicono il Vangelo e alcuni profeti biblici in merito alla giustizia.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Mt. 5,6
Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Mt. 5,10
Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli. Mt 5,20

Ma guai a voi, farisei, perché pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erba, e trascurate la giustizia e l'amor di Dio! Queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre. Lc.11,42

Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra? Lc. 18,7-8

Appunto. Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra? E' Dio che rende giustizia agli uomini e lo fa con prontezza. Alla giustizia di Dio corrisponderà la fede degli uomini? Si chiede Gesù.

Dio ama la giustizia: "Io sono il Signore che amo il diritto e odio la rapina e l'ingiustizia: io darò loro fedelmente la ricompensa e stabilirò con loro una alleanza eterna. Isaia 61,8

Ma cosa è la giustizia secondo Dio ?

Risponde Geremia 22,13: Guai a colui che costruisce la sua casa senza giustizia e le sue camere senza equità; che fa lavorare il prossimo per nulla, non gli paga il suo salario.

Risponde Isaia 1,17: imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l'oppresso, fate giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova!

Risponde anche Zaccaria 7 :[8] Questa parola del Signore fu rivolta a Zaccaria: [9] "Ecco ciò che dice il Signore degli eserciti: Praticate la giustizia e la fedeltà; esercitate la pietà e la misericordia ciascuno verso il suo prossimo. [10] Non frodate la vedova, l'orfano, il pellegrino, il misero e nessuno nel cuore trami il male contro il proprio fratello".

Cosa risponde il Papa?
B16: "Da Ratzinger, un messaggio per "gli ultimi" e "le persone rette e oneste che soffrono per le sopraffazioni". Cita il Vangelo: "Come potreste pensare che il vostro Padre celeste, buono e fedele, il quale desidera solo il bene dei suoi figli, non vi faccia a suo tempo giustizia? La fede ci assicura che Dio ascolta la nostra preghiera e ci esaudisce al momento opportuno, anche se l'esperienza quotidiana sembra smentire questa certezza".
Il Papa fa centro e risulta allineato con Dio.

Cosa è invece la giustizia secondo l'uomo?
Chi risponde?

Risponde Beppe Grillo cabarettista comico, molto polemico. Lui protesta perché nessun partito ha chiesto le dimissioni del Ministro della Giustizia e, riportando una lettera di Marco Travaglio, dice: Questa è la soluzione finale dopo vent’anni di guerra della politica alla Giustizia. ... fermare sul nascere le indagini sul potere..
Beppe Grillo ha una idea di giustizia conflittuale e meno serena di quella divina, per lui la giustizia consiste nel chiedere le dimissioni del Ministro della Giustizia. Un assurdo che più assurdo non si può.

Risponde Clemente Mastella Ministro della Giustizia : "La legge è uguale per tutti".
Mastella si allinea sulla Costituzione italiana e per lui la giustizia è la legge dello Stato che deve essere uguale per tutti (del resto essendo un uomo di Stato deve recitare quella parte). E', a mio avviso, un concetto distorto e contraddittorio di giustizia (vedi immunità parlamentare), perché la legge dello Stato non è mai perfetta come quella di Dio e soprattutto non contempla la misericordia e il pentimento se non in forme marginali.

Risponde Luigi De Magistris, magistrato: "Davanti alla legge, i potenti non sono uguali come tutti gli altri."
De Magistris ha una idea di giustizia diversa e sconfessa il Ministro della Giustizia dicendo in una intervista al Corriere della sera che i potenti, davanti alla legge, non sono uguali come tutti gli altri. Quindi, a sentire il magistrato, la legge non è uguale per tutti. Ma allora ci prendiamo in giro?

In tutto sto casino l'unico che si salva è il Papa, almeno lui è coerente e dimostra di aver capito la logica di Dio in merito alla giustizia, ben diversa dalla logica che hanno gli uomini della giustizia.

E secondo te cosa è la giustizia? E cosa è la vendetta? Che differenza c'è tra giustizia e vendetta? Si può dire che la vendetta è una una forma di giustizia "fai da te" ?
Con il sistema giudiziario e legislativo l'uomo laico stabilisce le regole e rinuncia a farsi giustizia (vendetta) da sé per i torti subiti, delegando lo Stato in tale compito.
L'uomo, credente in Dio laico o non laico, invece dovrebbe rinunciare a farsi giustizia da sé delegando Dio in tale compito, sulla base di quanto abbiamo letto nel Vangelo.

Purtroppo ciò non avviene o avviene raramente. Dio viene spesso messo da parte, non considerato e si preferisce ricorrere alla giustizia del sistema giudiziario fatta di legali e tribunali. Così la Giustizia finisce per collassare e non riesce a stare dietro a tutti i crimini e torti che vengono commessi, molti reati finiscono prescritti per l'uomo, ma non per Dio. Non sarebbe meglio, difronte ad un torto subito, lasciare correre, confidando nella giustizia divina? Quanti sono disposti a confidare nella giustizia di Dio?

Gesù e il Vangelo:

Dare a Cesare e dare a Dio

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Traggo spunto dall'intervento di Tarcisio Bertone al meeting di CL per parlare di tasse. Il Segretario di Stato Vaticano ha citato la famosa frase di Gesù tratta dai Vangeli: "Date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio", aggiungendo poi che le tasse vanno pagate, ma con leggi giuste ( La Stampa) .

Io mi chiedo dov'è Cesare? Ha ancora senso invocare Cesare al giorno d'oggi?
Cesare è morto. E' morto? Sì, Cesare è morto da più di duemila anni. Questo è un dato certo. Cosa vuoi dare ad un morto, se non la sua sepoltura?

Quindi diamo la sepoltura a Cesare e che riposi in pace. Nello stesso tempo cerchiamo di capire il pensiero di Gesù con una riflessione più approfondita.

Rileggiamo Matteo 22:

[15] Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi.
[16] Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno.
[17] Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?".

(In Marco, cap. 12 invece si chiede a Gesù:
[14] È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?".)
[18] Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché mi tentate?
[19] Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro.
[20] Egli domandò loro: "Di chi è questa immagine e l'iscrizione?".
[21] Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".
[22] A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono.

Perché tutta questa messa in scena da parte di Gesù? Gesù indica in un uomo il destinatario del pagamento del tributo. Gesù poteva rispondere semplicemente con un sì o con un no se riteneva lecito o meno pagare i tributi. Invece la fa lunga e tira in ballo la moneta con l'immagine e l'iscrizione di Cesare quasi a voler porre l'interrogativo non tanto sul fatto se sia giusto pagare le tasse, ma piuttosto sul fatto se sia giusto chiedere il pagamento delle tasse.

Un altro episodio che coinvolge il pagamento delle tasse e quello della tassa per il tempio. Alcuni esattori della tassa per il tempio chiedono se Gesù paga la tassa del tempio. Pietro risponde che la paga, Gesù invece chiede a Pietro chi deve pagare le tasse ai re di questo mondo: gli estranei o i figli dei re? Pietro risponde: "Gli estranei". Gesù allora gli dice che i figli non sono obbligati a pagare le tasse. E chiaro quindi che per Gesù chi è figlio di Dio (e tutti gli uomini sono figli di Dio per chi crede in Dio) non è obbligato a pagare le tasse Mt.17,26.

Gesù è coerente con se stesso e con il suo insegnamento. E' logico che in un mondo dove tutto è di tutti, in una società per sua natura solidale, come auspica Gesù, dove tutto viene messo in comune, il pagamento della tassa non ha più senso perché tutto viene già messo a disposizione di tutti, come in una famiglia.

Purtroppo la società di oggi è individualista, poco solidale e l'uomo, invece di assumersi le proprie responsabilità di solidarietà verso il prossimo e verso Dio, preferisce delegare una entità esterna come lo Stato nell'esercizio della solidarietà autorizzandolo all'imposizione fiscale nei propri confronti.

In questo modo si sottrae all'uomo la libertà di dare di propria iniziativa, secondo la propria volontà, imponendogli l'obbligo di essere solidale attraverso l'imposizione fiscale. Una solidarietà imposta, a mio avviso, non ha valore davanti a Dio, perché non nasce dal tuo amore spontaneo verso il prossimo, ma da un obbligo di legge.

In questo modo gli uomini che amministrano lo Stato si assumono una grossa responsabilità verso Dio e verso la società, alla quale dovranno rendere conto. Per il credente invece si tratta di una questione non solo di coscienza, ma anche di responsabilità personale, si tratta di crescere davanti a Dio responsabilmente, responsabilità che ti puoi gestire attraverso la carità se sei tu a decidere il destino delle tue risorse e non lo Stato attraverso la delega elettorale.

Ritornando a noi, possiamo rispondere all'interrogativo precedente, avendo in mente l' insegnamento di Gesù in merito alle tasse da pagare ai re di questo mondo. Non ha senso chiedere il pagamento delle tasse a chi è figlio di Dio, tanto più non ha senso pagare le tasse in una famiglia dove tutto è condiviso, perché nessun padre chiede ai propri figli il pagamento delle tasse.

In obbedienza all'insegnamento di Gesù: diamo a Dio ciò che è di Dio perché Cesare è morto. Ma che cosa è di Dio? Tutto e niente.

Per chi non è credente, il problema non si pone. Dio non esiste e quindi Dio è niente e quindi non c'è niente da dare.

Per chi è credente, Dio è tutto. Tutto appartiene a Dio e a Dio deve ritornare. Come credente, in ottemperanza all'insegnamento di Gesù, sono tenuto a dare a Dio tutto ciò che gli appartiene, cioè il creato, tutte le cose che Dio ha creato. Ciò che possiedo, quindi, a partire dalla mia vita, il mio spirito e la mia anima, non mi appartengono, non sono cose mie di cui posso disporre liberamente e farne ciò che voglio, ma appartengono a Dio che me le ha date in dono provvisoriamente per il breve periodo di una vita terrena e al quale devo rendere conto.

Quindi è a Dio, nelle sue mani, che il credente deve dare e rimettere (cioè restituire) la vita con lo spirito alla fine della vita terrena stabilita da Dio.

Ecco perché Gesù morente sulla croce, dice: "Padre nelle tue mani rimetto il mio spirito". Gesù non fa altro che dare a Dio ciò che Dio gli ha dato: la sua vita, coerentemente con il suo insegnamento.

Ma in termini pratici Dio dove si trova per potergli dare ciò che gli appartiene? Ce lo insegna Gesù e anche Bertone. Dio si trova nel fratello, in ogni persona malata, affamata, assetata, bisognosa, povera. Finché siamo in vita, se vogliamo dare qualcosa a Dio, (per chi crede in Lui) dobbiamo darlo ai fratelli bisognosi, ricchi o poveri, senza alcuna distinzione di sesso o di razza o di ceto sociale, fino a dare tutto ciò che ci viene chiesto (compreso il tempo e lo spazio), in modo da arrivare al termine della nostra vita dove non ci resterà niente altro da dare se non la nostra vita.
Delegare lo Stato attraverso l'imposizione fiscale significa, a mio avviso, in parte deresponsabilizzarsi davanti a Dio nel proprio dovere di amore e solidarietà verso il prossimo.

Il credente viene quindi invitato da Gesù a dare a Dio, cioè al prossimo bisognoso tutto ciò che Dio gli ha dato (compreso il tempo e lo spazio), non in termini di tasse, ma in termini di amore: ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze. Ama il tuo prossimo come te stesso. Mc.12,29-31.
Purtroppo la strada da percorrere in questo senso è ancora tanta.

Link: Se Cesare supera la misura

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