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Gesù e il Vangelo:

Dare a Cesare e dare a Dio

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Traggo spunto dall'intervento di Tarcisio Bertone al meeting di CL per parlare di tasse. Il Segretario di Stato Vaticano ha citato la famosa frase di Gesù tratta dai Vangeli: "Date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio", aggiungendo poi che le tasse vanno pagate, ma con leggi giuste ( La Stampa) .

Io mi chiedo dov'è Cesare? Ha ancora senso invocare Cesare al giorno d'oggi?
Cesare è morto. E' morto? Sì, Cesare è morto da più di duemila anni. Questo è un dato certo. Cosa vuoi dare ad un morto, se non la sua sepoltura?

Quindi diamo la sepoltura a Cesare e che riposi in pace. Nello stesso tempo cerchiamo di capire il pensiero di Gesù con una riflessione più approfondita.

Rileggiamo Matteo 22:

[15] Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi.
[16] Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno.
[17] Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?".

(In Marco, cap. 12 invece si chiede a Gesù:
[14] È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?".)
[18] Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché mi tentate?
[19] Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro.
[20] Egli domandò loro: "Di chi è questa immagine e l'iscrizione?".
[21] Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".
[22] A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono.

Perché tutta questa messa in scena da parte di Gesù? Gesù indica in un uomo il destinatario del pagamento del tributo. Gesù poteva rispondere semplicemente con un sì o con un no se riteneva lecito o meno pagare i tributi. Invece la fa lunga e tira in ballo la moneta con l'immagine e l'iscrizione di Cesare quasi a voler porre l'interrogativo non tanto sul fatto se sia giusto pagare le tasse, ma piuttosto sul fatto se sia giusto chiedere il pagamento delle tasse.

Un altro episodio che coinvolge il pagamento delle tasse e quello della tassa per il tempio. Alcuni esattori della tassa per il tempio chiedono se Gesù paga la tassa del tempio. Pietro risponde che la paga, Gesù invece chiede a Pietro chi deve pagare le tasse ai re di questo mondo: gli estranei o i figli dei re? Pietro risponde: "Gli estranei". Gesù allora gli dice che i figli non sono obbligati a pagare le tasse. E chiaro quindi che per Gesù chi è figlio di Dio (e tutti gli uomini sono figli di Dio per chi crede in Dio) non è obbligato a pagare le tasse Mt.17,26.

Gesù è coerente con se stesso e con il suo insegnamento. E' logico che in un mondo dove tutto è di tutti, in una società per sua natura solidale, come auspica Gesù, dove tutto viene messo in comune, il pagamento della tassa non ha più senso perché tutto viene già messo a disposizione di tutti, come in una famiglia.

Purtroppo la società di oggi è individualista, poco solidale e l'uomo, invece di assumersi le proprie responsabilità di solidarietà verso il prossimo e verso Dio, preferisce delegare una entità esterna come lo Stato nell'esercizio della solidarietà autorizzandolo all'imposizione fiscale nei propri confronti.

In questo modo si sottrae all'uomo la libertà di dare di propria iniziativa, secondo la propria volontà, imponendogli l'obbligo di essere solidale attraverso l'imposizione fiscale. Una solidarietà imposta, a mio avviso, non ha valore davanti a Dio, perché non nasce dal tuo amore spontaneo verso il prossimo, ma da un obbligo di legge.

In questo modo gli uomini che amministrano lo Stato si assumono una grossa responsabilità verso Dio e verso la società, alla quale dovranno rendere conto. Per il credente invece si tratta di una questione non solo di coscienza, ma anche di responsabilità personale, si tratta di crescere davanti a Dio responsabilmente, responsabilità che ti puoi gestire attraverso la carità se sei tu a decidere il destino delle tue risorse e non lo Stato attraverso la delega elettorale.

Ritornando a noi, possiamo rispondere all'interrogativo precedente, avendo in mente l' insegnamento di Gesù in merito alle tasse da pagare ai re di questo mondo. Non ha senso chiedere il pagamento delle tasse a chi è figlio di Dio, tanto più non ha senso pagare le tasse in una famiglia dove tutto è condiviso, perché nessun padre chiede ai propri figli il pagamento delle tasse.

In obbedienza all'insegnamento di Gesù: diamo a Dio ciò che è di Dio perché Cesare è morto. Ma che cosa è di Dio? Tutto e niente.

Per chi non è credente, il problema non si pone. Dio non esiste e quindi Dio è niente e quindi non c'è niente da dare.

Per chi è credente, Dio è tutto. Tutto appartiene a Dio e a Dio deve ritornare. Come credente, in ottemperanza all'insegnamento di Gesù, sono tenuto a dare a Dio tutto ciò che gli appartiene, cioè il creato, tutte le cose che Dio ha creato. Ciò che possiedo, quindi, a partire dalla mia vita, il mio spirito e la mia anima, non mi appartengono, non sono cose mie di cui posso disporre liberamente e farne ciò che voglio, ma appartengono a Dio che me le ha date in dono provvisoriamente per il breve periodo di una vita terrena e al quale devo rendere conto.

Quindi è a Dio, nelle sue mani, che il credente deve dare e rimettere (cioè restituire) la vita con lo spirito alla fine della vita terrena stabilita da Dio.

Ecco perché Gesù morente sulla croce, dice: "Padre nelle tue mani rimetto il mio spirito". Gesù non fa altro che dare a Dio ciò che Dio gli ha dato: la sua vita, coerentemente con il suo insegnamento.

Ma in termini pratici Dio dove si trova per potergli dare ciò che gli appartiene? Ce lo insegna Gesù e anche Bertone. Dio si trova nel fratello, in ogni persona malata, affamata, assetata, bisognosa, povera. Finché siamo in vita, se vogliamo dare qualcosa a Dio, (per chi crede in Lui) dobbiamo darlo ai fratelli bisognosi, ricchi o poveri, senza alcuna distinzione di sesso o di razza o di ceto sociale, fino a dare tutto ciò che ci viene chiesto (compreso il tempo e lo spazio), in modo da arrivare al termine della nostra vita dove non ci resterà niente altro da dare se non la nostra vita.
Delegare lo Stato attraverso l'imposizione fiscale significa, a mio avviso, in parte deresponsabilizzarsi davanti a Dio nel proprio dovere di amore e solidarietà verso il prossimo.

Il credente viene quindi invitato da Gesù a dare a Dio, cioè al prossimo bisognoso tutto ciò che Dio gli ha dato (compreso il tempo e lo spazio), non in termini di tasse, ma in termini di amore: ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze. Ama il tuo prossimo come te stesso. Mc.12,29-31.
Purtroppo la strada da percorrere in questo senso è ancora tanta.

Link: Se Cesare supera la misura

E' la domanda che Dio continua a porre al suo popolo, ma anche ad ogni uomo.

Dio ama il popolo ebreo e si serve degli uomini per portare avanti il suo disegno di salvezza. Pilato è uno di questi. ("Non avresti nessun potere se non ti fosse stato dato da Dio" Gv. 19,11).

Nel Vangelo, Pilato chiede alla folla chi tra i due personaggi deve liberare. Gesù o Barabba?
Ma chi è Barabba? Barabba vuol dire Bar-Abbà, cioè figlio di papà o figlio del padre o figlio di Dio. Secondo gli evangelisti era un sovversivo, un bandito, un criminale politico che partecipava alle sommosse contro i romani e aveva ucciso un romano, per cui era stato arrestato. Tutti e due si chiamano Gesù e sono figli di Dio.

A differenza di Gesù che predicava la pace, la non violenza e l'amore reciproco, Barabba doveva essere uno che predicava la rivoluzione violenta contro Roma, una specie di moderno terrorista.

Tutti e due i personaggi hanno comunque finalità positive: la liberazione e la salvezza del popolo ebreo dal giogo romano. Soltanto i metodi sono diversi: uno è pacifista e l'altro è violento.

Perché questo episodio? Pilato era un giudice romano che voleva liberare Gesù, perché trovato innocente e la mia analisi spirituale mi porta a "vedere" in lui un uomo di cui Dio si serve. Si sa che Dio non giudica, ma lascia che sia la Parola a giudicarci, cioè noi stessi. Così fa Pilato. Pilato non giudica Gesù, ma lascia che sia la folla a decidere le sorti di Gesù, cioè lascia che siamo noi stessi a decidere chi liberare dei due. La folla sceglie che sia liberato Barabba e Dio, per mezzo di Pilato, ubbidisce al volare del popolo che ama e libera Barabba.

Sì, Barabba è stato liberato ed è libero, come ha chiesto il popolo ebreo. Ma Barabba è anche una figura profetica che la mia analisi identifica con tutte quelle forme di organizzazioni politiche e terroristiche che in Medio Oriente e non solo là mirano inutilmente a liberare se stesse dal giogo degli Stati e degli imperi, attraverso l'uso della violenza e del terrore, proprio come Barabba e quelli come lui usavano fare contro i romani.

Nota il contrappasso. Gesù, che è stato ucciso, ha "liberato" il popolo ebreo e la Palestina dal giogo romano, mentre Barabba che è stato liberato è diventato il "Gesù" dei palestinesi, la principale spina nel fianco di Israele e del popolo ebreo.

La domanda che Dio ha posto al popolo ebreo attraverso Pilato, continua a porla al popolo ebreo e ad ogni uomo.
Chi volete che vi liberi? Gesù o Barabba? Ma Barabba è dentro di noi, dentro ogni uomo e impersona il nostro desiderio di libertà dai gioghi degli Stati, dalla schiavitù degli Stati e del mondo materiale in cui viviamo. Libertà che Barabba vuole ottenere attraverso la propria volontà fatta di violenza, terrore e prepotenza, in contrapposizione a Gesù che invece viene incontro al nostro desiderio di libertà attraverso l'esercizio della volontà di Dio: l'amore: ("E sarete veramente uomini liberi"). A noi tocca decidere chi dei due vogliamo che Dio ci liberi.

Cosa rispondiamo a Dio? Libera Gesù ! Quella è la risposta che Dio vuole sentirsi dire. Sì, libera il Gesù che aspetta di venire a bussare al nostro cuore, libera quell'uomo che predica la nostra salvezza e libertà attraverso la pace e l'amore. Ma tieni legato Barabba, quel politico rivoluzionario assassino che crede di liberare l'uomo attraverso la violenza e il terrorismo, mentre invece lo rende schiavo di se stesso.

Gesù e il Vangelo:

Rispondere alla chiamata di Gesù

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Vangelo di Luca, capitolo 7:

Gesù disse:

[31] A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono simili?

[32] Sono simili a quei bambini che stando in piazza gridano gli uni agli altri:
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato;
vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!

[33] È venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio.

[34] È venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.

[35] Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli".

Vangelo di Matteo. capitolo 11:

[16] Ma a chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono:

[17] Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

[18] È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio.

[19] È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere".

Gesù ci chiama ad essere suoi discepoli con la gioia e con il dolore e ci vede come bambini. Gesù suona il flauto della resurrezione per chiamarci e riempirci di gioia, affinché rispondiamo alla sua chiamata mettendoci a ballare al suono di quella musica, cioè partecipando alla sua festa di uomo risorto, perché la chiamata del Signore è una festa di gioia.

Ma Gesù ci chiama anche con un lamento di dolore: il lamento della croce, affinché in quel lamento noi possiamo riconoscere il suo amore nella nostra debolezza umana, andandogli incontro piangendo insieme a Lui che ci inonda della sua tenerezza, quella tenerezza che altro non è che il suo Spirito di vita.

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