Luglio 2007 Archives

In questa lezione di volo noi, piloti nel cielo, dobbiamo imparare a scendere dal cielo fino al mare per prendere l'acqua e andare a combattere con il fuoco dell'inferno.

Elicottero in servizio anti-incendio in arrivo
Elicottero in servizio anti-incendio in arrivo.

Elicottero in servizio anti-incendio in fase di atterraggio
Elicottero in servizio anti-incendio in atterraggio.

In questa lezione di volo dobbiamo imparare il volo stazionario. Si tratta di mantenere l'elicottero fermo a pochi metri da terra o dal mare in attesa di riempire i serbatoi di acqua. Mantenere un elicottero in volo stazionario è come mantenere una palla ferma al centro della propria testa. Ci vuole molto esercizio. Ma con la preghiera e gli esercizi spirituali noi riusciamo a padroneggiare bene il nostro "elicottero".

Elicottero in partenza
Elicottero in partenza.

Elicottero in volo stazionario carica l' acqua dal mare
Elicottero in volo stazionario carica l' acqua dal mare.

Quell' "incendio" che infiamma il corpo rendendo l' anima dell'uomo un inferno di fuoco, a noi piloti nel cielo non ci spaventa. Noi non usiamo l'acqua salata del mare che quando la bevi ti fa venire ancora più sete, ma usiamo l'acqua di Gesù per spegnere gli incendi della carne. Quell' acqua fuoriuscita dalla ferita del Suo costato, quell' acqua che quando la bevi ti toglie definitivamente la sete, noi la usiamo per spegnere il fuoco dell'inferno, il fuoco della carne. Come nostro aiuto utilizziamo l'elicottero.

Il nostro "mare" è la fonte battesimale, da lì noi attingiamo l'acqua dello Spirito Santo e il nostro "elicottero" è la Chiesa. Il pilota istruttore è sempre Gesù, Lui ci insegna il volo stazionario, ovvero ci insegna a stare fermi nell'amore e a non muoverci fino a quando non abbiamo riempito i serbatoi di Spirito Santo da versare sul fuoco dell'inferno, sul fuoco della carne fino a spegnerlo, affinché l' uomo possa ritrovare il suo vero nome.

Dio Amore:

Dio fotografo e regista

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Elicottero della Guardia di Finanza
Elicottero della Guardia di Finanza durante una missione.

Dio è come un fotografo, un regista con la macchina da ripresa in mano. Lui riprende il mondo e fa il film, ma Lui nel film o nelle fotografie non si vede. Tu puoi solo vedere il mondo da Lui ripreso, seguire l'azione, ma non puoi vedere il regista-fotografo, perché è Lui che riprende la scena e te la fa vedere.

Chi fa le foto non può comparire nelle foto. Per comparire in fotografia occorre che il fotografo consegni la macchina fotografica a qualcuno e gli dica di fotografarlo, oppure usi l'autoscatto. Dio è voluto comparire in fotografia di fianco all'Uomo e ha consegnato la macchina fotografica a Gesù, il quale lo ha fotografato nei suoi molteplici aspetti. Gesù ci ha fatto vedere Dio per mezzo del suo insegnamento. Il Vangelo è quella fotografia nella quale puoi "vedere Dio". Gesù ha poi usato l'autoscatto della croce (macchina fotografica) per farsi fotografare insieme a Dio.

Gesù e il Vangelo:

Esattori delle tasse

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Con questo post intendo aprire una meditazione sul rapporto tra Stato e Chiesa.

Gesù nel Vangelo dice che non si possono servire due padroni. Chi sono questi due padroni? Uno è senz'altro Dio e l'altro è Mammona, cioè i soldi, il potere. Tuttavia la mia spiritualità, oltre ai soldi e al potere, vede in Mammona anche lo Stato e il "padrone privato".

Sappiamo che lo Stato è una Istituzione voluta dall'uomo e che lo Stato deve essere laico e indipendente. Tuttavia le leggi dello Stato spesso sono contrarie alla legge di Dio. Mi riferisco in particolare all'obbligo del servizio militare (forse ultimamente abolito e reso facoltativo in Italia) o alla pena di morte vigente ancora in diversi stati.

Il cristiano che ama Gesù si trova spesso tra due fuochi. Da una parte c'è lo Stato e dall'altra c'è Gesù-Dio. Spesso ubbidire a Dio, significa andare contro le leggi dello Stato o rischiare di essere licenziati.

Gesù insegna tra l'altro a dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Quella frase viene detta da Gesù quando viene interrogato dai farisei sulla liceità di pagare le tasse a Roma. Gesù chiede di fargli vedere una moneta e chiede di chi è quella immagine impressa sulla moneta. Gli rispondono che è di Cesare e a quel punto Gesù dice di dare a Cesare ciò che è di Cesare e di dare a Dio quello che è di Dio. Ora Cesare era l'imperatore romano che tutti conosciamo, ormai morto da un pezzo e che nel corso della Storia è diventato il simbolo dello Stato. Tuttavia Cesare era un uomo, un comandante che essendo ormai morto e sepolto, pone l'interrogativo di chiedersi che senso ha al giorno d'oggi quella frase di Gesù, visto che Cesare-uomo non c'è più.

A quei tempi la Palestina era sotto la dominazione di Roma che imponeva agli ebrei il pagamento delle tasse. Roma faceva da Stato padrone e alla riscossione delle tasse spesso metteva delle persone reclutate da gente del posto: i cosiddetti "pubblicani", gente senza scrupoli, peccatori come tanti che, dietro qualche privilegio, accettava l'incarico di riscuotere le imposte per conto di Roma. Tra i pubblicani troviamo anche Matteo, il discepolo di Gesù. Rileggiamo i passi del Vangelo di Matteo in merito:

"Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: "Seguimi". Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: "Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?".
Gesù li udì e disse: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori".

Secondo Gesù i pubblicani, agenti delle tasse per conto di Roma, al servizio di Mammona, sono peccatori che hanno bisogno del medico, cioè di Gesù e del suo insegnamento. Del resto si tratta di persone che a quei tempi si sono "vendute" a Roma, tradendo la propria identità spirituale e culturale, probabilmente per disperazione e necessità. Vivono in una condizione psicologica che preferirebbero evitare e non sono persone libere, ma comandate.

A quelle persone Gesù va incontro, facendo capire che per Dio la misericordia è più importante del sacrificio.

Gesù dimostra molta maturità e senso civico, riconoscendo che chi si mette al servizio dello Stato, probabilmente lo fa per necessità. Si tratta spesso di "poveri diavoli" che non sanno trovare sistemazione migliore nel mondo del lavoro e scelgono la loro "sistemazione" sotto lo Stato Mammona, forse anche per comodità e sicurezza economica. Lo stesso discorso lo si può rigirare a chi si mette al servizio di un padrone "privato". Chi, per lavoro, sceglie di servire il privato o l'impresa, in un certo senso "tradisce" Dio, perché Dio vuole che tu segua Lui e ti metta al suo servizio e non al servizio di altri "padroni".

Gesù invita ad avere misericordia nei confronti di queste persone e a non giudicarle. Ma avverte tuttavia che chi vuole servire Dio non può servire contemporaneamente anche Mammona e tutto quello che Mammona rappresenta.

Per questo mi chiedo e ti chiedo che senso ha, a livello spirituale, il rapporto tra Stato e Chiesa alla luce dell'insegnamento di Gesù.
Che senso ha Il rapporto tra uno Stato che ha le sue leggi e i suoi servitori, rappresentati dagli statali che si mettono al servizio dello Stato e che da questo sono pagati e la Chiesa, il popolo di Dio che si mete al servizio di Dio e che da Dio sono "pagati" ?

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