Dal Vangelo secondo Luca, cap.21, 10-12.
Poi disse loro: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome.
Matteo 24,7.
Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi;
Marco 13,8.
Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti sulla terra e vi saranno carestie. Questo sarà il principio dei dolori.
Il cammino di purificazione passa per il dolore. E' nel dolore e nella morte che l'uomo scopre la verità che sta dentro di lui.
Là dove la libertà dell'uomo viene negata, là dove le censure la fanno da padrone, negando all'uomo la sua dignità, Dio si serve della croce e del dolore per riaffermare la sua verità sull'uomo e ridargli la libertà che gli spetta: la libertà di amare. Succede in oriente come in occidente, al sud come al nord.
Che cos'è la verità? "Cosa è la verità?" (Gv. 18,38). Chiedeva Pilato a Gesù. C'è una verità con la v minuscola e un Verità con la v maiuscola. Il Dizionario Fondamentale della lingua italiana DeAgostini non fa distinzioni e definisce come "verità" ciò che è vero e definisce "vero" ciò che è "reale, che esiste, che trova riscontro nella realtà delle cose".
Approfondiamo: cosa vuol dire reale? Sempre il dizionario sopra citato definisce il "reale" come ciò "che è", "che esiste veramente". Il vocabolario sopra citato collega l'essere con l'esistere e con la verità.
Bene. Verità ---> vero ---> reale ---> è (essere) ---> esiste. Quindi, dire verità significa dire ciò che è, cioè fare riferimento al verbo "essere".
Questa definizione la troviamo citata da Gesù diverse volte anche nel Vangelo secondo Giovanni. Gesù non dice "io esisto", ma dice "io sono".
Vediamo:
Giovanni 8:24
"Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati»"
Giovanni 8:28
"Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo".
Giovanni 8:58
"Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono»."
Giovanni 13:19
"Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono".
Ora vediamo qual è la definizione di verità che dà Gesù nel Vangelo di Giovanni:
Giovanni 14:6
"Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". La verità è Lui.
Giovanni 17:17
"Consacrali nella verità. La tua parola è verità". La verità è Dio.
Secondo Gesù la verità è la parola di Dio. Chi parla e dice la verità vuol dire che è vero, non è falso, cioè è la verità. Quindi: poiché Gesù = verità, e Dio = verità --->consegue che Gesù=Dio. E questo è coerente anche con la definizione di "verità" che dà il Dizionario DeAgostini, secondo il quale la verità è ciò che è. Infatti Gesù ci invita a credere che Lui è ("Io sono" dice Gesù e quindi Gesù esiste perché Lui è).
Non c'è contraddizione nelle parole di Gesù. Pure il dizionario italiano gli dà ragione.
Gesù tuttavia si spinge più in là, va oltre e collega la verità con la libertà. Conoscere la verità è sinonimo di libertà. Secondo Gesù, l'uomo è libero se conosce la verità. "Conoscerete la verità e sarete uomini liberi" Dice Gesù nel Vangelo.
La libertà che Gesù ci offre non è la libertà di fare ciò che si vuole, non è la libertà di abortire o di uccidere, ma è la libertà dal peccato, (se non crediamo che lui è, moriamo nei nostri peccati). La libertà di Gesù è la libertà di amare. La verità quindi non è altro che la libertà di amare chi si vuole a cominciare dalla propria vita.
Eccoci con la nuova versione software: Movable Type 4.1, in prova su server casalingo e sistema operativo Linux. Testalo e dimmi gli errori che trovi. Ho introdotto la possibilità di registrarsi. Ho voluto modificare il captcha antispam e metterne uno testuale anziché quello grafico di default, perché quello grafico non sono riuscito a farlo funzionare e probabilmente si impalla con le librerie di Image::Magick del Perl e poi perché il captcha grafico impedisce l'accesso ai disabili ciechi, mentre quello testuale dovrebbe essere di più facile accesso.
Secondo Eugenio Scalfari, Beppe Grillo impersona il peggio dell'italiano, come si può ascoltare in questo video.
Ora facciamo finta che al posto di Beppe Grillo ci sia Gesù che non è italiano, ma è ebreo, ma non importa e facciamo alcuni confronti.
Chiedo, Beppe Grillo va nelle piazze a rivoltare le bancarelle dei commercianti e a scacciarli? Sì o no? No, non mi risulta, semmai qualche insulto glielo manda ai commercianti, ma anche Gesù insultava i farisei e i maestri della legge che commerciavano nel Tempio definendoli sepolcri imbiancati e razza di vipere.
Se ci andassi io a scacciare i commercianti dalle piazze e dalle chiese, mi arresterebbero subito.
Beppe Grillo non fa altro che il suo mestiere di comico e di cabarettista scomodo, come scomodi erano i discorsi di Gesù per i farisei e i legislatori di quei tempi. Un Gesù che veniva accusato dal potere mediatico di quei tempi di impedire al popolo di pagare le tasse, come si legge nel Vangelo.
Vediamo:
Dal Vangelo secondo Luca 23,2-14.
Tutta l'assemblea si alzò, lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: "Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re". ... Ma essi insistevano: "Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui" ... C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. ...
Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: "Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; ... "
Gesù veniva accusato di sobillare il popolo e di impedire il pagamento dei tributi, cioè delle tasse a Cesare e di farsi re. Per queste ragioni si chiede al potere giudiziario di quei tempi di condannare Gesù. Anche Beppe Grillo, a modo suo, riunisce migliaia di persone e "sobilla" il popolo oltre a protestare per le tasse che deve pagare in conseguenza del finanziamento statale all'editoria. Se Eugenio Scalfari fosse vissuto ai tempi di Gesù, molto probabilmente avrebbe indicato Gesù come il peggiore tra gli ebrei, così come oggi indica Beppe Grillo, secondo me e, Beppe Grillo avrebbe rischiato di essere condannato come Gesù.
Notare che sullo sfondo del video risalta la scritta: "L'uomo che non credeva in Dio". Chi è quell'uomo? Chiunque sia, mi viene da chiedere se ora ci crede in Dio.
Eugenio Scalfari è una persona anziana di notevole cultura e che va rispettata. Io non condivido molti suoi pensieri, ma lo rispetto. Lui esprime una sua opinione su Beppe Grillo, tuttavia trovo fazioso e ingiusto questo modo di "denigrare" e "dare addosso", da parte del potere mediatico e televisivo, ad un comico per quello che dice e per quello che propone.
Non dimentichiamo che anche l'attore commediante Vittorio Sgarbi ha espresso una sua opinione negativa su Beppe Grillo, definendolo un fenomeno di bullismo informatico e di qualunquismo, nella trasmissione AnnoZero di Santoro.
Con Beppe Grillo ci troviamo di fronte ad un uomo che denuncia alcuni malanni di questa società e della classe politica e mediatica, anche con toni pesanti e poco rispettosi, secondo me, verso diversi soggetti e personaggi pubblici più in vista, facendosi portavoce ironico di tante persone che, firmando le sue proposte di referendum, manifestano un disagio sociale e una richiesta di ascolto. Trascurare questo fenomeno e ignorarlo o peggio ancora additarlo come il peggio dell'Italia, non è saggio, perché può degenerare in peggio. Non è lo scontro verbale, ma l'ascolto che si deve cercare, nel rispetto reciproco della persona umana, altrimenti si rischia di creare un clima di tensione sociale che non porta da nessuna parte.
Traggo spunto dalla notizia della pubblicazione dei redditi degli italiani online da parte dell'Agenzia delle Entrate, poi subito sospesa per l'intervento del Garante della Privacy e dalle polemiche seguite, per ricordare ai cristiani che il reddito pecuniario rientra nella sfera del dio denaro e di mammona e che che Gesù ci invita a non guardare alla ricchezza o povertà dei fratelli, ma piuttosto a confidare in Dio. Gesù ci ricorda che la vita di ogni uomo non dipende dai suoi beni o dal suo reddito. Tanto più che la morte non guarda in faccia a nessuno e del reddito non gliene frega proprio niente.
La morte abbraccia gli evasori come i contribuenti più generosi, i ricchi e i poveri, i buoni e i cattivi, credenti e non credenti. La salvezza dell'uomo non passa per la pubblicazione del suo reddito. Tutti prima o poi devono fare i conti con la morte propria e dei propri cari. Non c'è reddito che tenga difronte alla morte. Muore il ricco come il povero. Alla morte non interessa quanto guadagni e se il tuo reddito è veritiero o falso.
Tuttavia le polemiche seguite a questa vicenda dimostrano tutta l'ipocrisia dell'uomo credente o meno che mette il reddito pecuniario al primo posto nella scala dei valori sui quali credere con fervore religioso.
Il reddito pecuniario è il più importante elemento di confronto e di sperequazione sul quale gli uomini fanno le loro valutazioni per stabilire chi sta sopra e chi sta sotto nella classifica umana dove al vertice ci sta zio Paperone e in fondo ci sta zio Paperino.
Tuttavia la realtà umana più terribile dalla quale l'uomo tenta di sfuggire è proprio la morte e molti uomini pensano che il ricco riesca a sfuggire alla morte più facilmente del povero. La realtà è che alla morte non interessa il reddito dell'uomo e la sua ricchezza. La morte mette fine alla vita terrena dell'uomo e non c'è reddito che tenga difronte a quella fine.
Gesù ce lo ricorda nel Vangelo (Luca 12,15).
Se l'uomo vuole sfuggire alla morte, non serve mettere online il suo reddito o andare a vedere quali sono i redditi dei vicini di casa che l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato online. Chiediti piuttosto come mai non si mette online anche la situazione sanitaria di ogni cittadino, le malattie fatte e i farmaci che assume. Perché non si mette online la fedina penale di ogni cittadino e le condanne subite? Perché non si mette online anche chi è positivo o negativo all'HIV o all'epatite.
Ci sono povertà e ricchezze che sono sconosciute all'Agenzia delle Entrate, come la solitudine e la fede, la tristezza, l'intelligenza, la bellezza, la salute, la compagnia, la gioia.
C'è solo una cosa che l'uomo può fare per sfuggire alla morte: non è la dichiarazione dei redditi, ma credere in Colui che ha sconfitto la morte, credere in Gesù. Soltanto Gesù può salvarci dalla morte, non di certo il nostro reddito e nemmeno quello del vicino.
Gesù è la Vita e a Lui non interessa qual è il tuo reddito. A Lui interessa che tu lo segua e che tu creda in Lui. Gesù ti dona la sua Vita indipendentemente dal tuo reddito fedele o meno o di quello del tuo vicino. Invece l'uomo vuole andare a vedere il reddito del vicino per decidere sul da farsi.
(Pensa ad esempio quando chiedi una agevolazione o un contributo statale. Spesso è il reddito che determina l'ammissione o meno all'agevolazione).
Fai attenzione perché giudicare secondo il reddito o secondo la ricchezza o povertà è una trappola diabolica e in questo modo rischi di giocarti la vita. Infatti Dio giudica con lo stesso nostro metro di giudizio (per chi crede in Dio). Per cui se giudichi una persona "ricca" o "povera" in base al reddito pubblicato online dall'Agenzia delle Entrate, anche Dio ti giudicherà ricco o povero in base al tuo reddito. Per cui se escludi o ammetti una persona per una agevolazione perché, in base al suo reddito, lo ritieni "ricco" o "povero", anche Dio ti escluderà o ammetterà circa la sua Vita in base al tuo reddito "ricco" o "povero".
Il Signore rispose a Samuele: "Non guardare al suo aspetto né all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore". 1 Sam.16,7
Il Signore rispose a Samuele: "Non guardare al suo aspetto né all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore". 1 Sam.16,7
[45] Davide rispose al Filisteo: "Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai insultato.
A Torino si è tenuto il V2-Day sull'informazione. E' una questione di soldi, ma non solo! Beppe Grillo chiede di firmare per tre referendum: eliminazione (abrogazione) del finanziamento statale all'editoria, eliminazione dell'Ordine dei giornalisti, eliminazione della legge Gasparri.
Il popolo del V2Day chiede maggiore libertà di informazione, una maggiore pluralità dell'informazione e soprattutto la verità nell'informazione.
Verità e libertà sono già state legate da Gesù più di duemila anni fa in una sua famosa frase riportata nel Vangelo di Giovanni, Vangelo che se fosse letto e vissuto, non ci sarebbe bisogno di Beppe Grillo in piazza.
Ora Dio manda Beppe Grillo, perché Dio interviene nella Storia e si serve anche dei comici come Beppe Grillo per ricordarci e riaffermare dei valori già contenuti nel Vangelo di Gesù che non valgono soltanto nel settore dell'informazione, ma anche nella sfera dei rapporti umani. Quei valori che ora Grillo urla al vento sono: verità e libertà.
Vediamo:
dal Vangelo secondo Giovanni, cap. 8:
31-38. Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". Gli risposero: "Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?". Gesù rispose: "In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!".
Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. (Prima lettera di Paolo ai Corinzi, cap 13,11).
Cosi inizia il libro di Piergiorgio Odifreddi "Perché non possiamo essere cristiani", una dedica ai giovani, un invito dello scrittore ad essere uomini adulti, sulla scia dell'insegnamento di Paolo di Tarso.
Paolo non è Gesù. Gesù invitava a farsi bambini, Paolo invece si fa uomo, si fa adulto per abbandonare il modo semplice e ingenuo di pensare e ragionare dei bambini.
Ma Gesù è di tutt'altro avviso.
Vediamo:
Matteo 18,2-3: Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: "In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli."
Matteo 18,4: "Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.
Matteo 18,5: E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me."
Matteo 19,14: Gesù però disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli".
Marco 9,37: "Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato".
Marco 10,14: "Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio."
Marco 10,15: In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso».
Luca 18,16: "Allora Gesù li fece venire avanti e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio."
Luca 18,17: In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà".
Paolo invece pare insistere nel contraddire Gesù:
1Corinzi 14,20. Fratelli, non comportatevi da bambini nei giudizi; siate come bambini quanto a malizia, ma uomini maturi quanto ai giudizi.
Malgrado la grandezza spirituale di Paolo, Gesù ci invita a farci bambini per poter entrare nel regno di Dio. E' importante comprendere questo insegnamento. Già Chiara Lubich, basandosi sulla spiritualità di Gesù, aveva deciso di chiamare i focolarini: popi che in dialetto trentino significa bambini.
I bambini pensano sempre a giocare e per loro il mondo è sempre bello, anche quando piove, basta giocare. I bambini piangono quando gli si nega qualcosa a cui ci tengono. I bambini non hanno il senso della responsabilità e si fidano ciecamente di chi si prende cura di loro. I bambini sono possessivi, ma sanno mettere tutto in comune quando si tratta di giocare.
Il guaio siamo noi quando diventiamo adulti, perché perdiamo l'innocenza e l'ingenuità e ci facciamo maliziosi nei confronti di tutti, condizionando i bambini che ci osservano. Da adulti pratichiamo e legalizziamo l'aborto impedendo ai bambini, cioè a Dio di venire a noi, perché, secondo Gesù, chi accoglie un bambino accoglie Gesù, cioè Dio.
L'indemoniato di Gerasa e il branco di porci precipitato nel dirupo. Interpretazione personale e anticipazione profetica della conversione e predicazione di Saulo di Tarso detto Paolo e della caduta dell'Impero Romano.
Riflessione di Prisma del 20.02.08 23:00
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Video intervista da parte di Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni, con Il cardinale Camillo Ruini, vicario del Papa a Roma, nel programma "Otto e mezzo" su La7, sul problema dell'aborto e relativa moratoria.
Riflessione di Prisma del 31.01.08 01:01
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- Prisma 14.05.08 14:44
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Diffamare e affamare - sciopero della fede